Precipitare
E’ al tempo stesso, una forma di eccitazione. L’ineffabile eccitazione che si prova quando un disastro imminente promette di sollevarci di ogni responsabilità collegata alla vita. In quei casi, un senso di pudore costringe a darsi un contegno, lavarsi fino a screpolare la pelle e a restare immobili nella caduta. E’ il momento in cui il brutto e il bello svolgono più o meno la stessa funzione. Quando tutto ciò che guardi non è altro che un gancio a cui appendere le sensazioni scomposte del corpo, e i brandelli della mente.
Sangue, garofano e cannella
Quanto mi stanno tutti sul cazzo. Dormo e mi sveglio per pisciare e trovo la finestra di cucina aperta spalancata con il temporale che entra dentro a scroscio. Sento un dolorino alla gola che passo dopo passo verso il bagno diventa una vera e propria piaga-placca alla gola e alle bronchie. Accendo la luce e sveglio mio madre rincoglionita dall’EN che mi ruba ogni sera e gli dico cazzo mamma hai lasciato la finestra aperta! UUUUUUUUUUUm, sbiasciacato. Come risposta, dovevo stendere i panni. Eh, hai scelto la serata giusta, mà, si stanno asciugando al profumo di primule. E io ho sto cazzo di bronchite. Oltre che le bolle. Il ciclo. Ci voleva anche la pioggia acida e l’aria tempestosa che farebbe riscontro anche col respiro del gatto. E lo fa. Mi scaldo un vin bruleé improvvisato nella speranza che mi anestetizzi e sterilizzi la gola fino a domattina. Fa schifo, come tutto, sto stronzo di organo continua a battere colpi, e non per la strada, in compenso di soldi, ma da solo e conoscendone maledettamente il perché, anche da ubriaca fradicia, quello non passa.
Ricordi a breve termine
C’è una donna con un pigiama rosso a pecorelle bianche, che si è addormentata durante il colloquio col medico dell’ambulanza. Che era una donna. Che era, fanculo, mia sorella.
Questo mi ricordo
C’è una donna con un vestito rosso a piccoli fiori verdi anni 50, che scappa via da una grande festa di famiglia ridente e avvelenata. Seduta sul prato appoggiata all’unico albero, dice al piccolo bambino che le è corso dietro a perdifiato, incuriosito dalle lacrime traboccanti all’uscita improvvisa di casa e dai capelli neri sciolti sparsi nel vento, con lo sguardo lontano, all’orizzonte buio, tra l’erba e il cielo, o perso nel vuoto - ora calma e assorta - il fumo di una sigaretta accesa e non fumata sul viso: non si può essere tanto egoisti da volere un uomo tutto per sé, sarebbe un peccato mortale non condividerlo con tutte. E asciugate le lacrime ride e ride roca, avvelenata.


